Cos’è successo (?)

No, non sono morto, né scomparso, né rimasto vittima di cose brutte.

È passato quasi un intero anno dal mio ritorno in patria dal Nord Europa e in questi mesi ho maturato una decisione: non parlerò più di Svezia in questo blog, cosa dovuta semplicemente al fatto che non credo che tornerò mai a vivere in quel paese. (Cioè, l’ho deciso tipo la settimana dopo essere tornato in Italia, ma vabbè, meglio tardi che mai).

Ho pensato tanto a scrivere un bilancio dell’esperienza svedese, comprensivo soprattutto dei lati negativi, ma dopo undici mesi (che tempismo) ho pensato di riassumerli in pochi punti. Sono ovviamente opinioni frutto della mia percezione personale, non verità dimostrate.

Quindi:

  • Stoccolma è una città bellissima da visitare, ma difficile da vivere (pochissimi e carissimi appartamenti, vita da pendolare, chiude tutto presto).
  • Non si parla delle cose che non vanno bene, non si creano polemiche, si va tutti d’accordo e chi si lamenta è visto male (o direttamente messo a tacere senza possibilità di replica, come spesso e volentieri accade sui social).
  • In ragione di quest’ultimo punto, gli svedesi evitano tendenzialmente qualsiasi tipo di discussione (perché non sono bravi a gestire le conflittualità), a costo di tenersi tutto dentro e vivere male.

Per una bella sintesi della sintesi dei motivi per cui non credo tornerò più in Svezia, leggete qua.

Insomma, detto questo, hej då Sverige och hej då Stockholm. Mi considero una persona con un buon spirito d’adattamento, ma dopo quasi un anno e mezzo vissuto nella capitale svedese sono ben contento di considerare conclusa l’esperienza nordica. È uno stile di vita al quale non credo di poter mai riuscire ad adeguarmi al 100%. Se dopo l’esperienza dell’Erasmus in Portogallo (paese culturalmente e socialmente ben più simile all’Italia che la Svezia e nel quale mi ero trovato benissimo) ero tornato in Italia ben più convinto della mia identità italiana, immaginatevi quanto più fieramente italiano possa sentirmi adesso.

Ma quindi? Cos’ho fatto in quest’ultimo anno? ROBE.

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Quello che starete pensando in questo momento.

Sono di nuovo uno studente universitario e ho finito il primo anno della magistrale in Linguistica all’università di Padova. È stata una scelta che ho preso lo scorso anno di questi periodi — una scelta che all’inizio ho giudicato affrettata e poco ponderata e che ha avuto un discreto ruolo nel mettere fine a una relazione di quattro anni — ma che alla fine si è rivelata giusta almeno quanto quella di iscrivermi alla SSLMIT di Trieste per la triennale. Sono realizzato, felice e orgoglioso di fare quello che sto facendo e soprattutto non sono mai stato così contento di vivere e studiare nel mio paese.

Sì, ma a voi che ve ne frega? Nulla, immagino, era solamente per avvisarvi che d’ora in poi il Dragomanno gira pagina (di nuovo) e che probabilmente inizierò a occuparmi di cose bellissime (e noiosissime) come quelle di cui parla quella buontempona di Flo nel suo blog. (L’avete letto il suo ultimo pezzo? No? RIMEDIATE IMMEDIATAMENTE).

Nel frattempo, ho dato sfogo al mio odio verso l’incompetenza dei traduttori improvvisati creando questa pagina Facebook. (Avete messo “Mi piace”? No? Vedi sopra).

Al prossimo vaneggio,

Il Dragomanno

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1984 (Parte 2)

[Continua da 1984 (Parte 1)]

Quindi. Parlavamo di come è facile essere messi a tacere dagli admin di certi gruppi Facebook svedesi, che, autoinvestisi del ruolo di garanti dell’ordine pubblico, dispensano ban e sopprimono commenti a chiunque osi pisciare fuori anche solo di pochi millilitri dal vasino delle regole del gruppo.

Ma se un certo rigore e precisione, almeno per antonomasia, ce lo aspetteremmo senza troppi sbattimenti di ciglia da parte di chi svedese lo è per nascita, credo bene di vedere qualche fronte aggrottata quando dirò che questi comportamenti li assume anche chi svedese lo è ben poco (e magari vorrebbe sentirsi tale). Veniamo quindi a parlare dei gruppi italiani svedofili.

Che fika la Sverigia

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HAHAHAHA! LA FIKA!

Questo è un gruppo di informazioni abbastanza informale (“fika” — in svedese “pausa caffè” — è garanzia di eterna ilarità per l’utente facebookiano italico), nato per idea di
una ragazza trasferitasi in Svezia per amore e che racconta tramite video su Youtube la sua vita nel paese scandinavo.

Un bel giorno, un balordo pensa bene di rompere la monotonia dei post sulla scia di “VADO IN VACANZA SVEZZIA IL PAESE MIGLIORE DEL MONDO OMMIODDIO STO UNDICI ORE A STOCCOLMA KE EMOZIONEEEE” con un post di un livello (ancora più) basso:

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Il tale in questione ha preso quella che molto probabilmente è una di quelle notizie deformate e ingigantite da siti di informazione di dubbia affidabilità, l’esca perfetta per  quegli sprovveduti che prorompono in un coro di “E IN 1TALIA INVECE……….. RENZI AKKA$A!!!1” leggendo le gesta di una persona per la quale nutro sentimenti prossimi all’odio. E vabbè.

Nel mondo di orsettini pucciosi in cui sogno di abitare, un post del genere meriterebbe di essere accolto al pari di una scorreggia nel Deserto dei Tartari, ma no! Siamo italiani, sì, ma siamo pur sempre in Svezia, dove certe cose non si possono dire. Vediamo l’inizio del delirio osservando i commenti al post:

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Dopo il molto condivisibile commento di risposta di SP, notiamo l’isteria crescente dei commenti di EL (svedese) che, in preda al panico, annuncia:

EL: Se questa cosa sta bene all’admin, lascio volentieri il gruppo!

Notiamo anche RP, che, fiducioso nell’immane intervento della censura, tranquillizza la malcapitata. Ma EL non si placa, e continua a inveire contro l’autore del post:

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Con l’ultimo commento e la richiesta di intervento delle purghe, ci iniziamo ad avvicinare alla piega che solitamente prende questo tipo di thread. Sempre desideroso di unicorni e fatine, decido di intervenire con una buona dose di sarcasmo (decido di aderire alla realtà delle cose rappresentandomi sotto forma di orsetto fatina):

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Il sarcasmo non sortisce gli effetti sperati, e anzi, alimenta l’isteria di EL, che continua imperterrita: “Non capisco cos’ha a che fare questo thread con il gruppo! ADMIN!“.

Visto che sono un buonista senza speranze, tento di spiegare come la penso:

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Mentre EL inizia a perdere fiducia nell’umanità, cerco di intavolare un discorso con SB, che cerca di paragonare tutta la faccenda alla questione referendum:

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Non credo di dover aggiungere altro alle considerazioni che ho già espresso a mio tempo.

Alla fine, com’era prevedibile, il tutto viene rimosso dall’admin. Non è successo niente, non si è parlato di niente, nessuno ha visto niente. Faccio notare la descrizione del gruppo a destra.

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Sei stato vaporizzato anche tu, caro amichetto di Putin.

Italiani in Svezia

Ma gli esempi più inquietanti, e con questi concludo, vengono dal gruppo che riporto nel titolo del paragrafo. Anche gli admin del gruppo degli italiani che si sono trasferiti in Svezia si sono adeguati a tal punto alle discutibili regole locali da diventare loro per primi gli acerrimi difensori della prassi della vaporizzazione.

Il primo esempio che vi riporto è quello di un membro che parla di una discussione avvenuta sul posto di lavoro, una pièce teatrale in atto unico dal titolo “Ma sei scemo?”.

“Ma sei scemo?”

Come vi dicevo, in Svezia si va d’accordo. A prescindere. Se ti lamenti, vieni additato come l’elemento di disturbo, quello che mina la presunta serenità del gruppo. Se poi alzi la voce, passi automaticamente dalla parte del torto. Tu NON PUOI alzare la voce, perché sennò vuol dire che sei aggressivo, problematico, violento, diverso.

Guardiamo questo esempio (premessa: in svedese, “Är du dum?” significa “Ma sei scemo?”).

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Traduzione dell’ultima risposta: “Risposta giusta: no, non sono scemo, tu forse sì”. Caspita, potevo rispondere così a quel bullo della seconda elementare. Notare anche l’inquietante numero di like, probabile indice del fatto che la risposta è quella giudicata più adatta.

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Ripropongo la traduzione: “Eh? Per prima cosa, non sono affatto scemo [*si impettisce*]! Chi sei tu per dirlo?? Einstein?? [livelli di retorica mai toccati prima] Sei tu che ti spiegare [sic] molto male… Ok?”

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Niente da fare. Agli occhi del vichingo, se alzi la voce, a torto o a ragione, passi comunque dalla parte del torto.

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Ah, beh. Se ti danno dello scemo e tu ti arrabbi è colpa tua. Non fa una piega.

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Anche qui, le riflessioni mi sembrano superflue. Siamo arrivati a giustificare, quasi a difendere l’atteggiamento di persone che per cultura possono insultarti senza timore di venire rimbeccate. Io boh, sono perplesso.

Se però leggere tutto questo mi lascia perplesso, aprendo il banner del gruppo sopra indicato mi sento sinceramente intimidito:

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“Ti sbattiamo fuori”

(Solo io avverto il contrasto stridente tra la violenza dell’espressione usata e la faccina che sorride?)

E infine, dulcis in fundo, la testimonianza (ovviamente fatta sparire dalla pagina) di un povero cristo che ha osato contattare una degli admin tramite il canale sbagliato.

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Loro, poveri, sono volontari e devono salvare l’umanità, non possono accettare simili oltraggi. Quindi? Ovvio, sbattuto fuori!

Io non so se il numero di persone che vuole trasferirsi in Svezia è talmente alto da rendere necessarie linee d’azione dure come queste, ma a me sembra che la situazione “gruppi Facebook in Svezia” abbia toccato livelli di assurdità quasi violenta (per non dire di peggio).

Conclusioni

Insomma. Tutto questo vi sembrerà un’accozzaglia di butthurt che ha poco senso di esistere. Ma, vi ripeto, sono episodi che hanno innescato una riflessione che dura da tanto tempo, da ancora prima del mio ritorno in Italia. Sinceramente, l’idea di vivere in un paese in cui non si discute e non si sa farlo in maniera costruttiva prima di arrivare allo psicodramma non mi attrae (inserite una virgola in un punto a caso del periodo precedente). È una generalizzazione? Sto giungendo a conclusioni affrettate? Sto facendo di tutta l’erba un fascio? Probabilmente sì. Fatto sta che da quando sono di nuovo uno studente universitario e vivo di nuovo nel mio paese, mi sento rinato.

Detto questo, credo davvero di non avere altro da aggiungere sulla vita a Stoccolma e sulla Svezia in generale. Quindi, vista la mia nuova occupazione (mi sto specializzando in Linguistica), credo che inizierò a occuparmi di cose noiose e bellissime come quelle di cui scrive Flo. Sia ben chiaro, nessuna pretesa di serietà.

Cià.

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In attesa del mio prossimo post, potete ingannare l’attesa osservando questo bellissimo lama.

 

1984 (Parte 1)

Mi è capitato di rileggere “1984” di Orwell poco dopo essere tornato definitivamente in Italia da Stoccolma, e ne ho tratto alcune riflessioni. Inquietanti. Segue quello che con tutta probabilità sarà l’ultimo articolo di questo blog a proposito di Svezia. In due puntate, perché sennò poi vi stancate.

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Cosa (non) mi mancherà di Stoccolma

Aver comprato un biglietto di sola andata per l’Italia in vista del mio ritorno a tempo indeterminato in patria innesca inevitabilmente una serie di riflessioni su cosa (non) mi mancherà della capitale svedese. Ora prendete fiato, inserite una virgola nel periodo precedente e cliccate su “More…”.
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Parole e vestiti

Noi bipedi più o meno evoluti abbiamo esperienza del mondo esteriore tramite i cinque sensi: a meno di disabilità fisiche, un umano conosce le cose che lo circondano tramite vista, gusto, tatto, olfatto e udito. Questa cosa vale per oggetti, animali e, ovviamente, persone.

Tra i vari “biglietti da visita sensoriali” che offriamo (anche involontariamente) ai nostri interlocutori, voglio soffermarmi sul codice di comunicazione percepito dall’udito, quel codice che serve a stabilire una relazione con gli altri e a scambiarsi informazioni, intenzioni, sentimenti. L’oggetto della digressione di oggi è, l’avrete capito, la lingua. E quando mai.

Eccallà.

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Tiriamo le somme

È arrivato il momento che tutti (?) amiamo: la fine dell’anno. L’arrivo del nuovo anno ispira inevitabilmente un po’ di voglia di cambiare, per cui questi ultimi giorni dell’anno in corso sono il momento ideale iniziare a pensare ai buoni propositi per il nuovo anno. Per fare ciò, però, dobbiamo pensare un attimo a cosa (non) abbiamo fatto quest’anno e a cosa possiamo migliorare. Insomma, è proprio arrivato il momento del famoso bilancio dell’anno.

E invece sì.

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